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Contratto di manutenzione dell’ascensore: quali sono le tariffe e chi paga

La sicurezza dei passeggeri e il buon funzionamento dell’impianto dipendono anche dalla manutenzione che – per legge – deve essere effettuata da personale qualificato e abilitato.

Come deve essere redatto il contratto di manutenzione

Come per altre prestazioni, anche la manutenzione dell’impianto è regolamentata da un contratto. Tuttavia, a differenza di altri documenti dello stesso tipo, per quanto riguarda gli ascensori non esiste un modello unico. E il perché lo spiega ANACAM, l’associazione italiana che rappresenta le imprese di produttori e manutentori.

«Molte volte ci è stato chiesto di elaborare un modello unico di contratto di manutenzione, al quale fare riferimento in occasione dell’avvio di un nuovo rapporto o per la modifica di un rapporto esistente – spiega l’associazione di categoria -. Riteniamo che sia illusorio pensare di poter stabilire un modello unico di contratto universalmente valido, perché molteplici e differenziate sono le caratteristiche tecniche degli impianti e le loro condizioni di utilizzo, come pure assai variabili sono le esigenze dei diversi clienti e le condizioni contrattuali che si determinano sul libero mercato. Come Associazione, a garanzia delle esigenze e delle aspettative degli utenti degli ascensori, per quanto riguarda il contenuto delle prestazioni oggetto del contratto di manutenzione, abbiamo messo a punto un Codice etico e una Carta dei Servizi che tutte le Aziende associate sono tenute a rispettare».

Il contratto di manutenzione, dunque, dipende da una serie di fattori che possono differire anche sensibilmente da un impianto all’altro. Ci sono però alcune indicazioni che non possono mai mancare. Descrizione dei lavori, piani di manutenzione, oneri a carico del committente e oneri a carico dell’assuntore, norme di sicurezza, durata e prezzo del servizio sono indicazioni che devono sempre essere riportate nel documento.

Quanto costa e come vengono ripartite le spese

Salvo diverse indicazioni contenute all’interno del testo del regolamento condominiale, le spese per la manutenzione dell’ascensore sono ripartire per il 50% in base al piano in cui l’appartamento è ubicato mentre per il restante 50% seguono il frazionamento dei millesimi dell’immobile, proprio come le altre spese condivise.

Questo significa che anche chi abita al piano terra dovrà pagare per l’ascensore, anche se di fatto non lo utilizza. Come in altri contati di lunga durata, anche il contratto di manutenzione dell’ascensore include una clausola di adeguamento del prezzo del servizio, solitamente calcolato di anno in anno. Per orientare i consumatori e per dare indicazioni precise sull’andamento dei prezzi del servizio, ANACAM ha stilato un indice ponderato. Il tabellare, composto da tre diversi indici ufficiali ISTAT, riflette l’andamento delle principali voci di costo legate alla manutenzione degli ascensori.

Quali sono le verifiche e quando sono necessarie

Ora che abbiamo visto quali sono i costi e come sono ripartire le spese, resta un ultimo punto sul quale fare chiarezza. Ogni quanto l’impianto va sottoposto a controlli e verifiche che ne certifichino il buon funzionamento e quindi la sicurezza dei passeggeri?
La normativa alla quale fare riferimento è la direttiva ascensori, contenuta nel DPR n. 162 del 30 aprile 1999. Il testo indica con chiarezza quali sono gli interventi da svolgere, distinguendo tra verifiche periodiche e straordinarie. Le prime devono esse svolte con cadenza biennale e servono per certificare lo stato di salute generale dell’impianto.
Le verifiche straordinarie scattano, invece, quando viene rilevato un malfunzionamento. In questo caso l’iter differisce a seconda del problema riscontrato che, nei casi più gravi, può portare anche al fermo dell’impianto.

verifiche

Verifiche straordinarie o periodiche dell’ascensore, quali sono e quando vanno fatte

Gli ascensori sono uno dei mezzi di trasporto più diffusi in Italia e, come tali, hanno bisogno di controlli e verifiche costanti che devono essere effettuati da personale qualificato.
A regolare la periodicità e il tipo degli interventi è la direttiva ascensori, contenuta nel DPR n. 162 del 30 aprile 1999. Vediamo ora insieme cosa prevede la normativa, iniziando da una distinzione fondamentale, vale a dire quella tra verifiche periodiche e straordinarie.

Verifiche periodiche ogni due anni

La legge prevede che, una volta installato e messo in funzione, l’ascensore debba essere sottoposto ogni due anni a verifiche periodiche. Queste ispezioni, effettuate da personale qualificato e dotato di regolare autorizzazione, servono per verificare lo stato di salute dell’impianto e dei suoi componenti, in modo particolare quello dei dispositivi di sicurezza.

Al termine dell’ispezione, la ditta incaricata della manutenzione rilascia il verbale che annota gli interventi eseguiti. Sarà cura del proprietario dell’impianto conservare la documentazione, così come sostenere le spese dell’intervento.

Quando è necessario effettuare verifiche straordinarie

Tuttavia può capitare che nel corso di queste ispezioni programmate i tecnici incaricati rilevino un malfunzionamento dell’impianto. In questo caso, al fine di garantire la sicurezza dei passeggeri, è necessario effettuare ulteriori accertamenti. Sono tre le eventualità in cui si richiedono verifiche straordinarie: a seguito di incidenti di notevole importanza; a seguito di modifiche significative apportate all’ascensore come il cambiamento della portata, il cambiamento della corsa e la modifica della velocità e – infine, nel caso in cui la visita periodica abbia dato esito negativo.

Cosa succede se viene rilevata un’anomalia o un malfunzionamento  

Ma cosa fare se l’ispezione periodica rileva un problema? Qualora il tecnico risconti un malfunzionamento, è tenuto a notificare immediatamente l’ufficio comunale di competenza che ne disporrà il fermo immediato. Una volta eseguiti gli interventi necessari, l’azienda incaricata dovrà sottoporre l’impianto a un’ulteriore verifica straordinaria. A questo punto, se si potrà dimostrare di aver ripristinato le condizioni di sicurezza, l’ascensore potrà di nuovo tornare in funzione.

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Ascensore elettrico o idraulico: quali sono le differenze

L’Italia è il paese con il più alto numero di ascensori: secondo le stime sarebbero oltre 700mila gli impianti in funzione nel nostro Paese.

Ma che si tratti di un grattacielo di nuova costruzione o di un piccolo condominio da ammodernare, la scelta ricade quasi sempre su due tipologie di impianti: gli ascensori elettrici oppure gli ascensori idraulici.
Partiamo da una premessa: non esisteste a priori un impianto migliore dell’altro ma la scelta dovrà essere guidata da una serie di fattori. Andiamo ora a vedere quali sono le differenze di funzionamento tra questi due tipologie per capire qual è l’ascensore più adatto ai diversi edifici.

  • Ascensore elettrico

Gli ascensori elettrici, a volte chiamati anche ascensori a fune, sono composti da un macchinario di sollevamento a trazione elettrica, l’argano, e da un contrappeso collegato alla cabina tramite le funi. Inoltre, è presente un quadro elettrico di manovra. Per quanto riguarda i dispositivi di sicurezza, gli ascensori elettrici sono equipaggiati con limitatori di velocità e freni paracadute.
L’azionamento dell’ascensore elettrico avviene per mezzo del motore che funziona sia in salita che in discesa; il macchinario di sollevamento – mediante l’attrito sulla puleggia di frizione – mette in moto le funi che sorreggono la cabina.
Questa tipologia di impianto è particolarmente utilizzata per costruzioni con un numero elevato di fermate.
Tuttavia, gli ascensori elettrici hanno un costo spesso maggiore rispetto a quelli idraulici, sia per quanto riguarda il mantenimento che l’installazione.

  • Ascensore idraulico

Spesso chiamati anche ascensori oleodinamici, gli impianti idraulici devono il loro nome alla centralina idraulica e al fluido che aziona il pistone. È proprio questo componente collegato alla cabina che, mosso dalla pressione del cilindro, ne aziona il movimento. A differenza degli impianti elettrici, questa tipologia di ascensori sfrutta la forza di gravità per il movimento in discesa della cabina.

Solitamente si tratta di impianti silenziosi e con un costo medio inferiore. Tuttavia, l’olio minerale utilizzato per il funzionamento è altamente inquinante e, rispetto agli impianti elettrici, gli ascensori oleodinamici sono meno veloci.

Hanno però il pregio di essere meno ingombranti, dal momento che non necessitano di un contrappeso e proprio questa caratteristica li rende la soluzione ideale per l’ammodernamento di edifici.

Qual è la tipologia più diffusa

Come detto, la differenza principale tra impianti elettrici e idraulici riguarda il meccanismo di azionamento della cabina. Ma c’è anche un’altra differenza sostanziale: il numero di fermate che possono essere raggiunte. Questo, in impianto idraulico è limitato da fattori strutturali e solitamente si tratta di ascensori che possono servire al massimo un edificio di otto piani. Eppure, sono proprio gli ascensori oleodinamici a detenere la quota di mercato più alta in Europa. Circa il 74% degli impianti è di questa tipologia, in virtù anche della struttura urbanistica dei nostri centri abitati dove, in media, gli edifici superano raramente i sette piani di altezza.

 

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Ascensori: il livello di sicurezza degli impianti italiani e i fattori di rischio

L’Italia detiene il record di Paese occidentale con il maggior numero di impianti. Nel nostro Paese sono presenti oltre 900mila ascensori e si stima che oltre il 30% di questi sia in funzione da più di 40 anni.

Il livello di sicurezza degli impianti italiani è particolarmente disomogeneo anche perché, come vedremo, la sicurezza degli impianti installati prima del 1999 dipende in misura preponderante anche dagli interventi volontari che i proprietari decidono o meno di compiere.

Ammodernamento e sicurezza: cosa dicono le normative

Oltre il 60% degli impianti presenti in Italia non disporrebbe di tecnologie moderne capaci di garantire agli utenti un livello di sicurezza pari a quello degli ascensori installati secondo le ultime normative.

Al fine di adeguare il livello di sicurezza degli impianti installati prima del 1999 sono stati emanati due diversi provvedimenti. Il primo è quello del Ministero delle attività produttive con data 26 ottobre 2005 e avente come oggetto il: “Miglioramento della sicurezza degli impianti di ascensore installati negli edifici civili precedentemente alla data di entrata in vigore della direttiva 95/16 CE”.

Il secondo, invece, è il DM 23 luglio 2009 che si focalizza sul “Miglioramento della sicurezza degli impianti ascensoristici anteriori alla direttiva 95/16/CE”.

La norma tecnica di riferimento, invece, è la UNI EN 81-80, menzionata anche nel testo del documento ministeriale del 16 gennaio 2006.

Per una serie di fattori che meriterebbero uno spazio di analisi più approfondito, nessuno dei decreti citati è oggi in vigore. Dunque, come già detto, ogni intervento volto a migliorare la sicurezza degli impianti installati prima del giugno 1999 è a discrezione dei proprietari.

L’importanza della manutenzione ordinaria

Quando si tratta di manutenzione ordinaria, la norma di riferimento è l’articolo 15 del DPR 162/99. Il paragrafo spiega con chiarezza quali sono gli interventi da compiere sull’impianto e con quale frequenza questi devono avvenire.

Questi compiti devono essere svolti da un tecnico specializzato che per poter intervenire sull’impianto deve essere in possesso di un particolare certificato di abilitazione.

È necessario provvedere, periodicamente e secondo le esigenze, a verificare il regolare funzionamento dei dispositivi meccanici, idraulici ed elettrici e, in particolare, delle porte dei piani e delle serrature. Bisogna poi verificare lo stato di conservazione delle funi e delle catene e provvedere alle operazioni normali di pulizia e di lubrificazione delle parti.

Sempre il manutentore deve provvedere, una volta ogni sei mesi a verificare l’integrità e l’efficienza del paracadute, del limitatore di velocità e degli altri dispositivi di sicurezza; a verificare minutamente le funi, le catene e i loro attacchi; a verificare l’isolamento dell’impianto elettrico e l’efficienza dei collegamenti con la terra e, infine, ad annotare i risultati di queste verifiche sul libretto.

Il manutentore ha anche la facoltà di fermare l’impianto qualora venga rilevato un pericolo e di comunicarlo immediatamente al proprietario o al suo legale rappresentate.

Le più comuni situazioni di rischio

L’ascensore è un mezzo di trasporto particolarmente sicuro poiché dotato di sistemi di sicurezza progettati per intervenire in maniera automatica e tempestiva.

La norma UNI EN 81-80 individua 74 situazioni di potenziale rischio che dovrebbero essere monitorate su ciascun impianto esistente.

Tralasciando in questa analisi i casi particolarmente complessi, un esaustivo quadro d’insieme dei rischi più comuni è fornito dall’elenco stilato da ANACAM, l’Associazione Nazionale Imprese di Costruzione e Manutenzione Ascensori.

Basandosi sulle statistiche degli incidenti più o meno gravi avvenuti negli ultimi anni in Italia, l’associazione ha elencato i principali fattori di rischio e gli interventi più adatti per prevenirli.

Eccoli nel dettaglio:

  • Installazione di un combinatore vocale bidirezionale collegato ad un centro di soccorso. Ciò copre il rischio che persone intrappolate in cabina non vengano soccorse nel tempo più breve e nel modo migliore;
  • Adeguamento della illuminazione del locale macchine;
  • Installazione di un sistema di livellazione precisa al piano. Questo serve per evitare che gli utenti inciampino nell’entrare o uscire da una cabina non ben livellata al piano;
  • Adeguamento degli ascensori idraulici, in modo da portarne il livello di sicurezza allo stesso conseguito sugli elettrici già col DM 587/1987 (secondo le specifiche indicazioni dell’allegato NA alle UNI EN 81-80);
  • Dotazione di dispositivi (barriere optoelettroniche) a protezione delle persone durante la chiusura di porte automatiche installate prima dell’entrata in vigore delle norme della serie EN 81;
  • Installazione di porte di cabina sulle cabine che ne siano attualmente ancora prive;
  • Adeguamento dell’illuminazione normale della cabina e installazione di una luce di emergenza in cabina. Quest’azione potrebbe introdurre sistemi di illuminazione a basso consumo che ridurrebbero sensibilmente l’intero consumo energetico dell’ascensore.

 

 

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Anche i proprietari dei box singoli devono pagare per l’ascensore. Ma ci sono delle eccezioni

Può capitare, soprattutto nei condomini più grandi, che i singoli posti auto siano di proprietà di persone terze che non abitino in quello stesso immobile.
L’intestatario del box è tenuto a pagare le spese per il mantenimento delle parti comuni che potrebbero includere, laddove presente, anche l’ascensore.
In questo caso, il proprietario del garage deve pagare anche per un servizio che non utilizza? La risposta, in linea di massima, è sì. Ma ci sono delle eccezioni: vediamo quali.

Cosa dice il Codice civile

I regolamenti specificano che il proprietario di un box situato un immobile del quale non sia però proprietario anche di un appartamento deve concorrere al pagamento delle spese condominiali relative ai servizi per i quali usufruisce. Dovrà partecipare a tutte le spese – comprese quelle straordinarie come ad esempio il rifacimento del tetto o della facciata – secondo la propria quota millesimale.

La questione delle ripartizioni delle spese condominiali segue quanto espresso dall’articolo 1123 del Codice civile. Il secondo paragrafo spiega che: «se si tratta di cose destinate a servire i condomini in misura diversa, le spese sono ripartite in proporzione dell’uso che ciascuno può farne».
L’articolo 1124 entra ancor più nel dettaglio precisando che: «le scale e gli ascensori sono mantenuti e sostituiti dai proprietari delle unità immobiliari a cui servono. La spesa relativa è ripartita tra essi, per metà in ragione del valore delle singole unità immobiliari e per l’altra metà esclusivamente in misura proporzionale all’altezza di ciascun piano dal suolo».

La differenza tra uso effettivo e potenziale

Dunque, anche i proprietari dei singoli posti auto dovranno pagare per il mantenimento dell’ascensore. Come per gli inquilini del piano terra bisogna distinguere tra uso effettivo e potenziale della parte comune. Il fatto che si scelga o meno di non utilizzare un determinato servizio non esonera l’inquilino dal pagamento dello stesso, in quanto potrebbe essere potenzialmente utilizzato in futuro.

I casi in cui il proprietario non paga 

Ci sono però casi particolari per cui chi possiede solo un garage non è tenuto a pagare per le spese dell’ascensore condominiale.
È il caso in cui le fermate dell’impianto non raggiungano il piano dove sono situati i posti auto. L’ascensore, infatti, potrebbe terminare la sua corsa al piano terra e i garage trovarsi, invece, nel seminterrato. Una tale circostanza solleva il proprietario del posto auto dal pagamento della quota poiché, di fatto, decade l’utilizzo potenziale del servizio.

C’è infine un secondo caso, certamente più raro ma non per questo impossibile: l’assemblea condominiale potrebbe anche concedere una deroga al pagamento di alcune spese a favore di determinati condomini. Si tratta di un’eventualità non comune ma non per questo impossibile.

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Incidente in ascensore, chi risponde dei danni?

«Ne uccide più l’ascensore che la spada», diceva Alberto Sordi nel film Il Vedovo diretto dal regista Dino Risi.

Ora, sebbene il celebra film ambientato nella Milano del boom economico termini proprio col protagonista che muore cadendo della fossa dell’ascensore della Torre Velasca, negli ultimi decenni i nostri impianti sono diventati sempre più sicuri.
Eppure i dati mostrano che il 40% degli impianti presenti in Italia ha più di 30 anni e che il 60% degli impianti non disporrebbe di tecnologie moderne capaci di garantire agli utenti un livello di sicurezza pari a quello degli ascensori installati secondo le ultime normative.

Quali sono gli incidenti più frequenti

Secondo le stime di categoria, in Italia sarebbero presenti 850mila impianti. Ma, nonostante l’ascensore sia il mezzo di trasporto più usato, non esistono statistiche ufficiali sul numero di incidenti.
Le statistiche elaborate dalla compagnia assicurativa C.A. Brokers offrono tuttavia una panoramica sufficientemente dettagliata anche se parziale. Analizzando i dati assicurati dei propri clienti, che rappresentano il 13% degli impianti nazionali, si scopre che nel quinquennio tra il 2010 e il 2015 in Italia si sono registrati 335 sinistri. In 11 casi le persone coinvolte sono stati operai o manutentori mentre i restati 324 incidenti sono avvenuti a danno dei passeggeri.
Tra i malfunzionamenti più comuni troviamo l’inciampo tra il piano e la cabina dell’ascensore (45,3% dei casi), problemi causati dalle porte automatiche (22,7%) e movimenti incontrollati della cabina (6,7%).
Sono invece otto le persone coinvolte in incidenti mortali tra il 2010 e il 2015.

Colpa del manutentore o del condominio?

L’ascensore è un mezzo di trasporto sicuro. Ma capita di restare coinvolti in piccoli incidenti. In questo caso, qual è la procedura da seguire? Bisogna fare rivalsa sulla ditta manutentrice oppure, nel caso di un impianto condominiale, sull’amministratore dell’immobile?
L’articolo 2051 del Codice Civile spiega che «Ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito».
Dunque, a meno di comprovate inadempienze da parte del manutentore, la responsabilità ricade sul condominio. Bisogna però prestare attenzione a quello che viene indicato «caso fortuito». Se l’incidente è causato da disattenzione o imprudenza non si può fare rivalsa sull’assicurazione condominiale e ottenere il risarcimento.

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Quanto costa installare un ascensore

Quando si decide di installare un ascensore uno dei primo dubbi riguarda il prezzo. Capita, infatti, che da impianto a impianto ci siano notevoli variazioni di costo e questa fluttuazione può confondere gli utenti.

Dunque, qual è il costo di un ascensore? Questa domanda non ha una risposta. Ogni ascensore è un pezzo unico, studiato per soddisfare le esigenze di ogni singolo caso e il pezzo varia di conseguenza.

La stima per un impianto di tre fermate

Se volessimo dare però una cifra indicativa per un impianto elettrico, potremmo dire che il costo di un ascensore varia da 6mila ai 10mila euro a piano. Il prezzo verosimile per un impianto di tre fermate oscilla tra i 15mila e i 30mila euro. Si tratta di dati assolutamente indicativi e che non comprendono una serie di variabili che analizzeremo tra poco.
Diffidate dai prezzi al ribasso e scegliete solo aziende specializzate, ricordando che ciascun impianto deve essere dotato di un libretto di immatricolazione, rilasciato dall’installatore.

I fattori che influenzano il prezzo

Come accennato, tra le variabili che influiscono maggiormente ci sono il numero di fermate e le finiture dell’ascensore. È facile immaginare che un semplice impianto con tre fermate abbia un costo nettamente inferiore all’ascensore di un hotel di lusso con cabina a specchi e pulsantiere touch.

Anche un impianto con lo stesso numero di fermate e finiture di pari livello può avere costi sensibilmente differenti. La dotazione tecnologica dell’ascensore può variare facendo di conseguenza scendere o salire il preventivo finale.

C’è poi un aspetto più complesso. Molto raramente la stessa azienda che progetta l’ascensore si occupa di tutte le fasi, dall’installazione della cabina e dei componenti all’installazione finale.

Per far funzionare un impianto servono diverse decine di componenti elettronici e meccanici, prodotti dall’aziende della filiera specializzata.
Ci sono anche questioni più pratiche: per installare un ascensore è necessario eseguire lavori di muratura e carpenteria.

Quando possono essere richiesti i bonus fiscali

Chi decide di installare un ascensore può usufruire della detrazione IRPEF al 50% da calcolare su un importo massimo di 96mila euro. La detrazione è ripartita in dieci quote annuali dello stesso importo che, in poche parole, verranno scalate dalle tasse future. Nel caso in cui il nuovo impianto venga installato in un condominio, sia le quote per l’installazione dell’impianto che l’importo detraibile sono calcolati sulla ripartizione dei millesimi, esattamente come avviene per tutte le spese che riguardano le parti comuni della proprietà.

Ma non solo: Il Decreto Rilancio ha esteso il superbonus 110% anche all’installazione di ascensori e montacarichi, a patto che servano per abbattere le barriere architettoniche.

 

ascensore

Ascensore in condominio: paga anche l’inquilino del piano terra?

Quando si parla di ascensori installati all’interno di un condominio, uno dei dubbi più frequenti riguarda la ripartizione delle spese.

E spesso sono proprio gli inquilini degli appartamenti ubicati al piano terra a chiedersi se sia legittimo e obbligatorio pagare per un servizio che, di fatto, non viene utilizzato.

È bene premettere che non esiste una risposta univoca alla domanda poiché bisogna confrontare quanto riportato nel Codice civile ma anche nel regolamento condominiale.

Cosa dice il Codice civile

L’ascensore è considerato una parte comune e, dunque, il suo utilizzo e la sua manutenzione sono regolamentati dall’articolo 1123 del Codice civile.

Come per tutte le spese condominiali, la quota da corrispondere varia a secondo del computo della tabella millesimale.

Tuttavia, il suddetto articolo precisa che: «Se si tratta di cose destinate a servire i condomini in misura diversa, le spese sono ripartite in proporzione dell’uso che ciascuno può farne».

Questo passaggio potrebbe prestarsi ad interpretazioni discordanti, così come quanto enunciato dall’articolo 1124 che aggiunge: «Le scale e gli ascensori sono mantenuti e sostituiti dai proprietari delle unità immobiliari a cui servono».

La differenza tra utilizzo effettivo e potenziale

Bisogna però distinguere tra utilizzo effettivo e utilizzo potenziale.

Prendiamo ad esempio il caso di un condominio di 12 piani: è chiaro che chi abita nei piani più alti raramente deciderà di salire le scale a piedi mentre chi abita al piano terra potrebbe non aver mai utilizzato l’ascensore. Tuttavia, l’inquilino del piano terra potrebbe avere anche la necessità di utilizzare l’impianto, qualora i piani più alti ospitassero contatori oppure locali comuni.

Un esempio analogo potrebbe essere quello di un giardino comune. Anche chi non lo frequenta con regolarità è tenuto a pagarne le spese di manutenzione perché anche se manca l’utilizzo effettivo, di fatto resta sempre quello potenziale.

Dunque, le spese condominiali degli inquilini del piano terra includono una quota per l’ascensore, calcolata in base alla ripartizione millesimale.

I casi in cui chi abita al piano terra non deve pagare per l’ascensore

Tuttavia, potrebbe non essere sempre così. C’è un caso in cui chi abita al piano terra è esentato dal pagamento delle spese per la manutenzione dell’ascensore.

Il regolamento condominiale, approvato all’unanimità, potrebbe anche esonerare i condomini del piano più basso dal pagamento delle spese per la manutenzione ordinaria e straordinaria dell’ascensore.
Si tratta di un’eventualità abbastanza rara ma possibile.

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Ascensore gratis: è possibile grazie al superbonus, ecco come

Il Decreto Rilancio ha esteso il superbonus 110% anche all’installazione di ascensori e montacarichi, a patto che servano per abbattere le barriere architettoniche.

C’è però un’altra novità: è possibile installare un impianto praticamente gratis se congiuntamente si esegue un altro intervento definito trainante  come, ad esempio, la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale.

Vediamo nel dettaglio come funziona.

Interventi trainanti e trainati: ecco quali sono

Il testo del Decreto suddivide gli interventi in due categorie: trainanti e trainati.

Della prima fanno parte:

  • Interventi di isolamento termico sugli involucri;
  • sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale sulle parti comuni;
  • sostituzione di impianti di climatizzazione invernale sugli edifici unifamiliari o sulle unità immobiliari di edifici plurifamiliari funzionalmente indipendenti;
  • interventi antisismici.

Nel secondo gruppo rientrano invece:

  • interventi di efficientamento energetico;
  • installazione di impianti solari fotovoltaici;
  • infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici;
  • interventi di eliminazione delle barriere architettoniche, vale a dire anche l’installazione di ascensori e montacarichi.

Dunque, il superbonus può essere richiesto anche per interventi eseguiti insieme ad almeno uno degli interventi principali di isolamento termico, di sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale o di riduzione del rischio sismico.

Quali sono i requisiti

Il testo fa espressamente riferimento all’abbattimento delle barriere architettoniche e quindi per ottenere gli sgravi fiscali previsti dal decreto è necessario che sussistano alcune condizioni. L’agevolazione fiscale può essere richiesta dai portatori di disabilità ma anche dalle persone con più di 65 anni d’età.

Come recuperare i soldi

L’importo potrà essere recuperato in cinque quote annuali di pari importo. In alternativa alla detrazione è possibile ottenere uno sconto dai fornitori, il cosiddetto sconto in fattura. È possibile anche optare per la cessione del credito.

La cessione può essere disposta in favore:

  • dei fornitori dei beni e dei servizi necessari alla realizzazione degli interventi;
  • di altri soggetti (persone fisiche, anche esercenti attività di lavoro autonomo o d’impresa, società ed enti);
  • di istituti di credito e intermediari finanziari.

Prorogate anche le scadenze

Tra le novità anche la proroga delle scadenze, spostata al 30 giugno 2022 per gli interventi in ambito di efficienza energetica, di interventi antisismici, di installazione di impianti fotovoltaici o delle infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici.
Ulteriori sei mesi di tempo sono invece concessi per le spese sostenute per lavori condominiali o realizzati sulle parti comuni se, al 30 giugno 2022, è stato realizzato almeno il 60% dell’intervento complessivo.

 

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Ascensori, sì al superbonus 110%. Ma ad alcune condizioni

Il superbonus con detrazione al 110% sarà esteso anche ad ascensori e montacarichi.

La Legge di bilancio 2021 ha ampliato la platea degli interventi a seguito dei quali è possibile richiedere gli sgravi fiscali, inserendo tra questi anche l’abbattimento delle barriere architettoniche.

Quali sono i requisiti per accedere al superbonus

Essendo esplicitamente vincolato all’abbattimento delle barriere architettoniche, il bonus è fruibile solo ad alcune condizioni.

L’agevolazione può essere richiesta da persone con disabilità ma anche da anziani con più di 65 anni d’età, come espressamente citato nel testo del provvedimento.

Tra le voci di spesa rientra anche l’installazione di montacarichi, sempre nel rispetto delle già citate condizioni.

Quali sono le scadenze

Tra le novità c’è anche l’estensione degli sgravi fiscali fino al 31 dicembre 2022. La scadenza, dunque, viene spostata di un anno e non è necessario che entro quella data i lavori siano già a termine. Si avrà diritto all’incentivo anche se entro giugno 2022 sarà completato il 60% delle opere.

Quando e come verranno recuperati i soldi

Il Decreto Rilancio prevede che il contribuente possa scegliere di usufruire del bonus anche sotto forma di uno sconto in fattura. In questo modo la cifra viene “anticipata” dal fornitore dei lavori che, a sua volta, potrà recuperare la somma sotto forma di credito d’imposta.

Come per gli altri bonus, anche per l’installazione di un ascensore è possibile avvalersi di banche e finanziare per la cessione del credito.
Se invece è il contribuente a saldare il costo dell’intervento, la somma sarà rimborsata in cinque rate annuali di uguale importo.

Le altre agevolazioni per un nuovo impianto

Come detto, l’erogazione del superbonus al 110% è subordinata a precisi requisiti che mirano all’abbattimento delle barriere architettoniche.

I privati che vogliono dotarsi di un impianto ma che non rientrano nelle categorie di beneficiari espressi dal testo della Legge di bilancio possono avvalersi di un altro sconto fiscale, vale a dire la detrazione Irpef al 50%, valida per importi fino a 96mila euro.

Tutti gli ascensori, infine, godono dell’aliquota fiscale agevolata, calcolata al 4%.

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