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Anche i proprietari dei box singoli devono pagare per l’ascensore. Ma ci sono delle eccezioni

Può capitare, soprattutto nei condomini più grandi, che i singoli posti auto siano di proprietà di persone terze che non abitino in quello stesso immobile.
L’intestatario del box è tenuto a pagare le spese per il mantenimento delle parti comuni che potrebbero includere, laddove presente, anche l’ascensore.
In questo caso, il proprietario del garage deve pagare anche per un servizio che non utilizza? La risposta, in linea di massima, è sì. Ma ci sono delle eccezioni: vediamo quali.

Cosa dice il Codice civile

I regolamenti specificano che il proprietario di un box situato un immobile del quale non sia però proprietario anche di un appartamento deve concorrere al pagamento delle spese condominiali relative ai servizi per i quali usufruisce. Dovrà partecipare a tutte le spese – comprese quelle straordinarie come ad esempio il rifacimento del tetto o della facciata – secondo la propria quota millesimale.

La questione delle ripartizioni delle spese condominiali segue quanto espresso dall’articolo 1123 del Codice civile. Il secondo paragrafo spiega che: «se si tratta di cose destinate a servire i condomini in misura diversa, le spese sono ripartite in proporzione dell’uso che ciascuno può farne».
L’articolo 1124 entra ancor più nel dettaglio precisando che: «le scale e gli ascensori sono mantenuti e sostituiti dai proprietari delle unità immobiliari a cui servono. La spesa relativa è ripartita tra essi, per metà in ragione del valore delle singole unità immobiliari e per l’altra metà esclusivamente in misura proporzionale all’altezza di ciascun piano dal suolo».

La differenza tra uso effettivo e potenziale

Dunque, anche i proprietari dei singoli posti auto dovranno pagare per il mantenimento dell’ascensore. Come per gli inquilini del piano terra bisogna distinguere tra uso effettivo e potenziale della parte comune. Il fatto che si scelga o meno di non utilizzare un determinato servizio non esonera l’inquilino dal pagamento dello stesso, in quanto potrebbe essere potenzialmente utilizzato in futuro.

I casi in cui il proprietario non paga 

Ci sono però casi particolari per cui chi possiede solo un garage non è tenuto a pagare per le spese dell’ascensore condominiale.
È il caso in cui le fermate dell’impianto non raggiungano il piano dove sono situati i posti auto. L’ascensore, infatti, potrebbe terminare la sua corsa al piano terra e i garage trovarsi, invece, nel seminterrato. Una tale circostanza solleva il proprietario del posto auto dal pagamento della quota poiché, di fatto, decade l’utilizzo potenziale del servizio.

C’è infine un secondo caso, certamente più raro ma non per questo impossibile: l’assemblea condominiale potrebbe anche concedere una deroga al pagamento di alcune spese a favore di determinati condomini. Si tratta di un’eventualità non comune ma non per questo impossibile.

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Incidente in ascensore, chi risponde dei danni?

«Ne uccide più l’ascensore che la spada», diceva Alberto Sordi nel film Il Vedovo diretto dal regista Dino Risi.

Ora, sebbene il celebra film ambientato nella Milano del boom economico termini proprio col protagonista che muore cadendo della fossa dell’ascensore della Torre Velasca, negli ultimi decenni i nostri impianti sono diventati sempre più sicuri.
Eppure i dati mostrano che il 40% degli impianti presenti in Italia ha più di 30 anni e che il 60% degli impianti non disporrebbe di tecnologie moderne capaci di garantire agli utenti un livello di sicurezza pari a quello degli ascensori installati secondo le ultime normative.

Quali sono gli incidenti più frequenti

Secondo le stime di categoria, in Italia sarebbero presenti 850mila impianti. Ma, nonostante l’ascensore sia il mezzo di trasporto più usato, non esistono statistiche ufficiali sul numero di incidenti.
Le statistiche elaborate dalla compagnia assicurativa C.A. Brokers offrono tuttavia una panoramica sufficientemente dettagliata anche se parziale. Analizzando i dati assicurati dei propri clienti, che rappresentano il 13% degli impianti nazionali, si scopre che nel quinquennio tra il 2010 e il 2015 in Italia si sono registrati 335 sinistri. In 11 casi le persone coinvolte sono stati operai o manutentori mentre i restati 324 incidenti sono avvenuti a danno dei passeggeri.
Tra i malfunzionamenti più comuni troviamo l’inciampo tra il piano e la cabina dell’ascensore (45,3% dei casi), problemi causati dalle porte automatiche (22,7%) e movimenti incontrollati della cabina (6,7%).
Sono invece otto le persone coinvolte in incidenti mortali tra il 2010 e il 2015.

Colpa del manutentore o del condominio?

L’ascensore è un mezzo di trasporto sicuro. Ma capita di restare coinvolti in piccoli incidenti. In questo caso, qual è la procedura da seguire? Bisogna fare rivalsa sulla ditta manutentrice oppure, nel caso di un impianto condominiale, sull’amministratore dell’immobile?
L’articolo 2051 del Codice Civile spiega che «Ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito».
Dunque, a meno di comprovate inadempienze da parte del manutentore, la responsabilità ricade sul condominio. Bisogna però prestare attenzione a quello che viene indicato «caso fortuito». Se l’incidente è causato da disattenzione o imprudenza non si può fare rivalsa sull’assicurazione condominiale e ottenere il risarcimento.

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Quanto costa installare un ascensore

Quando si decide di installare un ascensore uno dei primo dubbi riguarda il prezzo. Capita, infatti, che da impianto a impianto ci siano notevoli variazioni di costo e questa fluttuazione può confondere gli utenti.

Dunque, qual è il costo di un ascensore? Questa domanda non ha una risposta. Ogni ascensore è un pezzo unico, studiato per soddisfare le esigenze di ogni singolo caso e il pezzo varia di conseguenza.

La stima per un impianto di tre fermate

Se volessimo dare però una cifra indicativa per un impianto elettrico, potremmo dire che il costo di un ascensore varia da 6mila ai 10mila euro a piano. Il prezzo verosimile per un impianto di tre fermate oscilla tra i 15mila e i 30mila euro. Si tratta di dati assolutamente indicativi e che non comprendono una serie di variabili che analizzeremo tra poco.
Diffidate dai prezzi al ribasso e scegliete solo aziende specializzate, ricordando che ciascun impianto deve essere dotato di un libretto di immatricolazione, rilasciato dall’installatore.

I fattori che influenzano il prezzo

Come accennato, tra le variabili che influiscono maggiormente ci sono il numero di fermate e le finiture dell’ascensore. È facile immaginare che un semplice impianto con tre fermate abbia un costo nettamente inferiore all’ascensore di un hotel di lusso con cabina a specchi e pulsantiere touch.

Anche un impianto con lo stesso numero di fermate e finiture di pari livello può avere costi sensibilmente differenti. La dotazione tecnologica dell’ascensore può variare facendo di conseguenza scendere o salire il preventivo finale.

C’è poi un aspetto più complesso. Molto raramente la stessa azienda che progetta l’ascensore si occupa di tutte le fasi, dall’installazione della cabina e dei componenti all’installazione finale.

Per far funzionare un impianto servono diverse decine di componenti elettronici e meccanici, prodotti dall’aziende della filiera specializzata.
Ci sono anche questioni più pratiche: per installare un ascensore è necessario eseguire lavori di muratura e carpenteria.

Quando possono essere richiesti i bonus fiscali

Chi decide di installare un ascensore può usufruire della detrazione IRPEF al 50% da calcolare su un importo massimo di 96mila euro. La detrazione è ripartita in dieci quote annuali dello stesso importo che, in poche parole, verranno scalate dalle tasse future. Nel caso in cui il nuovo impianto venga installato in un condominio, sia le quote per l’installazione dell’impianto che l’importo detraibile sono calcolati sulla ripartizione dei millesimi, esattamente come avviene per tutte le spese che riguardano le parti comuni della proprietà.

Ma non solo: Il Decreto Rilancio ha esteso il superbonus 110% anche all’installazione di ascensori e montacarichi, a patto che servano per abbattere le barriere architettoniche.

 

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Ascensore in condominio: paga anche l’inquilino del piano terra?

Quando si parla di ascensori installati all’interno di un condominio, uno dei dubbi più frequenti riguarda la ripartizione delle spese.

E spesso sono proprio gli inquilini degli appartamenti ubicati al piano terra a chiedersi se sia legittimo e obbligatorio pagare per un servizio che, di fatto, non viene utilizzato.

È bene premettere che non esiste una risposta univoca alla domanda poiché bisogna confrontare quanto riportato nel Codice civile ma anche nel regolamento condominiale.

Cosa dice il Codice civile

L’ascensore è considerato una parte comune e, dunque, il suo utilizzo e la sua manutenzione sono regolamentati dall’articolo 1123 del Codice civile.

Come per tutte le spese condominiali, la quota da corrispondere varia a secondo del computo della tabella millesimale.

Tuttavia, il suddetto articolo precisa che: «Se si tratta di cose destinate a servire i condomini in misura diversa, le spese sono ripartite in proporzione dell’uso che ciascuno può farne».

Questo passaggio potrebbe prestarsi ad interpretazioni discordanti, così come quanto enunciato dall’articolo 1124 che aggiunge: «Le scale e gli ascensori sono mantenuti e sostituiti dai proprietari delle unità immobiliari a cui servono».

La differenza tra utilizzo effettivo e potenziale

Bisogna però distinguere tra utilizzo effettivo e utilizzo potenziale.

Prendiamo ad esempio il caso di un condominio di 12 piani: è chiaro che chi abita nei piani più alti raramente deciderà di salire le scale a piedi mentre chi abita al piano terra potrebbe non aver mai utilizzato l’ascensore. Tuttavia, l’inquilino del piano terra potrebbe avere anche la necessità di utilizzare l’impianto, qualora i piani più alti ospitassero contatori oppure locali comuni.

Un esempio analogo potrebbe essere quello di un giardino comune. Anche chi non lo frequenta con regolarità è tenuto a pagarne le spese di manutenzione perché anche se manca l’utilizzo effettivo, di fatto resta sempre quello potenziale.

Dunque, le spese condominiali degli inquilini del piano terra includono una quota per l’ascensore, calcolata in base alla ripartizione millesimale.

I casi in cui chi abita al piano terra non deve pagare per l’ascensore

Tuttavia, potrebbe non essere sempre così. C’è un caso in cui chi abita al piano terra è esentato dal pagamento delle spese per la manutenzione dell’ascensore.

Il regolamento condominiale, approvato all’unanimità, potrebbe anche esonerare i condomini del piano più basso dal pagamento delle spese per la manutenzione ordinaria e straordinaria dell’ascensore.
Si tratta di un’eventualità abbastanza rara ma possibile.

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Ascensore gratis: è possibile grazie al superbonus, ecco come

Il Decreto Rilancio ha esteso il superbonus 110% anche all’installazione di ascensori e montacarichi, a patto che servano per abbattere le barriere architettoniche.

C’è però un’altra novità: è possibile installare un impianto praticamente gratis se congiuntamente si esegue un altro intervento definito trainante  come, ad esempio, la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale.

Vediamo nel dettaglio come funziona.

Interventi trainanti e trainati: ecco quali sono

Il testo del Decreto suddivide gli interventi in due categorie: trainanti e trainati.

Della prima fanno parte:

  • Interventi di isolamento termico sugli involucri;
  • sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale sulle parti comuni;
  • sostituzione di impianti di climatizzazione invernale sugli edifici unifamiliari o sulle unità immobiliari di edifici plurifamiliari funzionalmente indipendenti;
  • interventi antisismici.

Nel secondo gruppo rientrano invece:

  • interventi di efficientamento energetico;
  • installazione di impianti solari fotovoltaici;
  • infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici;
  • interventi di eliminazione delle barriere architettoniche, vale a dire anche l’installazione di ascensori e montacarichi.

Dunque, il superbonus può essere richiesto anche per interventi eseguiti insieme ad almeno uno degli interventi principali di isolamento termico, di sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale o di riduzione del rischio sismico.

Quali sono i requisiti

Il testo fa espressamente riferimento all’abbattimento delle barriere architettoniche e quindi per ottenere gli sgravi fiscali previsti dal decreto è necessario che sussistano alcune condizioni. L’agevolazione fiscale può essere richiesta dai portatori di disabilità ma anche dalle persone con più di 65 anni d’età.

Come recuperare i soldi

L’importo potrà essere recuperato in cinque quote annuali di pari importo. In alternativa alla detrazione è possibile ottenere uno sconto dai fornitori, il cosiddetto sconto in fattura. È possibile anche optare per la cessione del credito.

La cessione può essere disposta in favore:

  • dei fornitori dei beni e dei servizi necessari alla realizzazione degli interventi;
  • di altri soggetti (persone fisiche, anche esercenti attività di lavoro autonomo o d’impresa, società ed enti);
  • di istituti di credito e intermediari finanziari.

Prorogate anche le scadenze

Tra le novità anche la proroga delle scadenze, spostata al 30 giugno 2022 per gli interventi in ambito di efficienza energetica, di interventi antisismici, di installazione di impianti fotovoltaici o delle infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici.
Ulteriori sei mesi di tempo sono invece concessi per le spese sostenute per lavori condominiali o realizzati sulle parti comuni se, al 30 giugno 2022, è stato realizzato almeno il 60% dell’intervento complessivo.

 

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Ascensori, sì al superbonus 110%. Ma ad alcune condizioni

Il superbonus con detrazione al 110% sarà esteso anche ad ascensori e montacarichi.

La Legge di bilancio 2021 ha ampliato la platea degli interventi a seguito dei quali è possibile richiedere gli sgravi fiscali, inserendo tra questi anche l’abbattimento delle barriere architettoniche.

Quali sono i requisiti per accedere al superbonus

Essendo esplicitamente vincolato all’abbattimento delle barriere architettoniche, il bonus è fruibile solo ad alcune condizioni.

L’agevolazione può essere richiesta da persone con disabilità ma anche da anziani con più di 65 anni d’età, come espressamente citato nel testo del provvedimento.

Tra le voci di spesa rientra anche l’installazione di montacarichi, sempre nel rispetto delle già citate condizioni.

Quali sono le scadenze

Tra le novità c’è anche l’estensione degli sgravi fiscali fino al 31 dicembre 2022. La scadenza, dunque, viene spostata di un anno e non è necessario che entro quella data i lavori siano già a termine. Si avrà diritto all’incentivo anche se entro giugno 2022 sarà completato il 60% delle opere.

Quando e come verranno recuperati i soldi

Il Decreto Rilancio prevede che il contribuente possa scegliere di usufruire del bonus anche sotto forma di uno sconto in fattura. In questo modo la cifra viene “anticipata” dal fornitore dei lavori che, a sua volta, potrà recuperare la somma sotto forma di credito d’imposta.

Come per gli altri bonus, anche per l’installazione di un ascensore è possibile avvalersi di banche e finanziare per la cessione del credito.
Se invece è il contribuente a saldare il costo dell’intervento, la somma sarà rimborsata in cinque rate annuali di uguale importo.

Le altre agevolazioni per un nuovo impianto

Come detto, l’erogazione del superbonus al 110% è subordinata a precisi requisiti che mirano all’abbattimento delle barriere architettoniche.

I privati che vogliono dotarsi di un impianto ma che non rientrano nelle categorie di beneficiari espressi dal testo della Legge di bilancio possono avvalersi di un altro sconto fiscale, vale a dire la detrazione Irpef al 50%, valida per importi fino a 96mila euro.

Tutti gli ascensori, infine, godono dell’aliquota fiscale agevolata, calcolata al 4%.

Foto: Freepik
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Il capolavoro jazz di Miles Davis ispirato da un ascensore bloccato

C’è un album nella discografia di Miles Davis che si incastona tra due assoluti capolavori della musica del XX secolo.
Ascenseur pour l’échafaud (ascensore per il patibolo) rappresenta un’opera di transizione e viene registrato sul finire del 1957, appena dopo Birth Of the Cool e pochi mesi prima dell’immenso Kind of Blue.

Considerato da alcuni come un’incisione minore del grande trombettista, i retroscena di questo album meritano di essere raccontati, se non altro perché a ispirare la musica sono state le scene di un ascensore bloccato.

Assassino in fuga bloccato da un ascensore fermo

L’album è la colonna sonora dell’omonimo film di esordio del registra francese Louis Malle. Uscito nelle sale nel 1958, Ascenseur pour l’échafaud è un thriller dai ritmi serrati che inaugura la stagione della Nouvelle Vague. Il lungometraggio deve il suo titolo ad una delle scene centrali da storia: la fuga del killer Julien Tavernier è fermata da un ascensore bloccato. Per capire cosa è accaduto pochi sitanti prima bisogna fare un passo indietro: Julien è l’amante di Florence e ha appena ucciso suo marito, l’affarista Simon Carala.
Dopo gli spari il killer ha dissimulato la scena del delitto facendo credere che si sia trattato di un suicidio.

E qui entra in scena l’ascensore: Julien fugge dal palazzo utilizzando un ascensore, simbolo di modernità e scalata sociale. In quello stesso momento, il custode del palazzo toglie la corrente. La cabina rimane bloccata tra due piani, con all’interno l’omicida in fuga che in una memorabile scena tenta di liberarsi dalla trappola di acciaio.

Musica improvvisata col flusso delle immagini

Se il film è considerato un capolavoro è anche grazie alle musiche composte da Miles Davis. Una colonna sonora in dieci tracce che accompagna lo spettatore durante tutto lo svolgimento della pellicola.
Il disco viene registrato in due giorni, tra il 4 e il 5 dicembre 1957 a Parigi.
Davis, che si trovata già in Francia per una tournée, abbozza poche e rudimentali sequenze armoniche nella camera del proprio hotel. Tutta la performance è improvvisata: nessun spartito guida l’esecuzione del Mestro, proprio come avverrà qualche mese più tardi per la registrazione del suo capolavoro, Kind of Blue. Davis suona guardando le immagini proiettate sul grande schermo, lasciandosi inspirare dallo scorrere del film. Questo video mostra proprio l’esecuzione dei brani, registrati a notte fonda e in un unico take. 
Ascenseur pour l’échafaud segna anche un punto di svolta nella carriera del più grande trombettista, avvicinando Davis al jazz modale che troverà la sua massima esaltazione in Kind of Blue.

È curioso pensare che la scena di un ascensore bloccato tra due piani sia stata l’ispirazione di un piccolo gioiello della musica jazz. E certamente, se i sistemi di sicurezza e allarme fossero stati quelli di oggi, Julien Tavernier sarebbe forse riuscito a farla franca…

 

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Manutenzione dell’ascensore: paga il proprietario o l’inquilino?

Le spese per la manutenzione dell’ascensore sono a carico del proprietario dell’immobile oppure dell’inquilino? Questa è una delle domande che chi decide di affittare un appartamento si pone più di frequente.
Esistono tuttavia leggi molto chiare in materia e che determinano con precisione quali spese spettano al conduttore quali, invece, al locatore.
Vediamole nel dettaglio.

Cosa dicono le leggi

La disciplina è normata dall’articolo 1576 del Codice civile che recita: «Il locatore deve eseguire, durante la locazione, tutte le riparazioni necessarie, eccettuate quelle di piccola manutenzione che sono a carico del conduttore. Se si tratta di cose mobili, le spese di conservazione e di ordinaria manutenzione sono, salvo patto contrario, a carico del conduttore».

La legge 392/78 definisce nel dettaglio la ripartizione delle spese tra inquilini e proprietario, fornendo una serie di esempi tra cui compare anche quello dell’ascensore. Nell’articolo 9 si legge: «Sono interamente a carico del conduttore, salvo patto contrario, le spese relative al servizio di pulizia, al funzionamento e all’ordinaria manutenzione dell’ascensore, alla fornitura dell’acqua, dell’energia elettrica, del riscaldamento e del condizionamento dell’aria, allo spurgo dei pozzi neri e delle latrine, nonché alla fornitura di altri servizi comuni».

La differenza tra spese ordinarie e straordinarie

Il testo è chiaro: le spese straordinarie sono a carico del locatore, vale dire il proprietario dell’immobile, mentre dovrà essere il conduttore, ovvero l’inquilino, a saldare le spese correnti.
Si definiscono ordinarie tutte quelle spese che concorrono al funzionamento e al mantenimento dell’impianto come, ad esempio, la pulizia dell’ascensore e la corrente elettrica.
Rientrano invece nel computo delle spese straordinarie tutti quegli interventi volti a migliorare l’efficienza e la sicurezza dell’impianto come, ad esempio, l’installazione di un dispositivo per soddisfare le più recenti normative.

In che misura devono pagare i condomini

Fatto chiarezza su chi deve pagare, resta un’ultima questione: in che misura gli inquilini devono suddividere le spese per l’ascensore? Per calcolare l’esatta somma da corrispondere bisogna fare riferimento alla tabella millesimale dello stabile.

Le tabelle millesimali, infatti, rappresentano le quote di proprietà nel condominio che vengono espresse come rapporto fra il valore di ciascuna unità e il valore dell’intero edificio, fatto uguale a 1.000.
In poche parole, appartamenti di metratura più grande avranno un computo millesimale più alto e, di conseguenza, spese più onerose.

È bene ricordare che anche i proprietari degli appartamenti al piano terra dovranno pagare per l’ascensore e la cifra sarà calcolata sulla ripartizione millesimale del valore dell’immobile.

 

 

 

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Ascensore in condominio, ecco quando è obbligatorio

L’ascensore in condominio è sempre obbligatorio? La risposta è: dipende.

Fino al 1989, infatti, non vi era alcuna normativa che regolasse la presenza di impianti all’interno dei palazzi.

A fare chiarezza in merito è il Decreto Ministeriale 236/89 che tratta in maniera dettagliata e approfondita il tema delle barriere architettoniche. L’articolo 3 del Decreto spiega chiaramente che: «L’ascensore va comunque installato in tutti i casi in cui l’accesso alla più alta unità immobiliare è posto oltre il terzo livello, ivi compresi eventuali livelli interrati e/o porticati».

Dunque, tutti gli immobili costruiti dopo il 1989 e con più di tre piani devono essere dotati di ascensore. Il documento ministeriale spiega chiaramente che anche il piano seminterrato rientra nel conteggio dei livelli.

Quali sono le eccezioni

L’ascensore, tuttavia, può anche non essere installato durante la fase di costrizione del palazzo ma in un secondo momento, purché  durante la realizzazione siano previste le condizioni per una successiva introduzione dell’impianto. Il decreto aggiunge inoltre che: «Negli edifici residenziali con non più di tre livelli fuori terra è consentita la deroga all’installazione di meccanismi per l’accesso ai piani superiori, ivi compresi i servoscala, purché sia assicurata la possibilità della loro installazione in un tempo successivo».

Il nodo delle barriere architettoniche

Il testo spiega nel dettaglio anche quali sono le dimensioni richieste affinché un impianto possa essere a norma.
Il decreto si sofferma su un passaggio importante: «L’installazione dell’ascensore all’interno del vano scala non deve compromettere la fruibilità delle rampe e dei ripiani orizzontali, soprattutto in relazione alla necessità di garantire un adeguato deflusso in caso di evacuazione in situazione di emergenza».

Ma è sempre così? Alcune recenti sentenze hanno espresso opinioni discordanti. Riportiamo due casi:

  • La sentenza 14096/2012 della Corte di Cassazione ha stabilito l’ascensore è da ritenersi un elemento necessario per l’abitabilità di un appartamento e che quindi la sua installazione può avvenire anche in deroga alla normativa sulle distanze minime;
  • Al contrario, l’ordinanza 21339/2017 della Corte di Appello di Torino ha stabilito che l’installazione di un ascensore in condominio è da considerarsi illegittima se questa può precludere l’utilizzo di uno spazio comune, come un pianerottolo, anche da parte di un solo condomino e anche se affetto da disabilità.
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Bonus fiscali e ascensore: ecco quando possono essere richiesti

È possibile usufruire del bonus fiscale con detrazione al 110% per l’installazione di un ascensore, magari in condominio? Vediamo nel dettaglio quali sono le agevolazioni disponibili per chi decide di installare un nuovo impianto.

È notizia di queste settimane: il superbonus 110% incluso nel Decreto Rilancio varato dal Governo è stato prorogato fino al 2023. Per chi decide di usufruirne si tratta di una scelta vantaggiosa: i contribuenti possono optare per la cessione del credito oppure richiedere uno sconto in fattura. Il superbonus sarà, inoltre, detraibile in 5 anni anziché in 10, come avviene di norma.

È possibile richiedere il bonus per un ascensore?

Il bonus fiscale si applica ad una serie di interventi, tra i quali figurano interventi di efficientamento energetico e interventi antisismici.
Restano esclusi, dunque, gli interventi per l’installazione o l’ammodernamento degli ascensori, sia all’interno di abitazioni private che in condomini.

Sì alla detrazione al 50%

Chi decide di installare un ascensore può tuttavia contare su un’altra agevolazione fiscale. Si tratta della detrazione IRPEF al 50% da calcolare su un importo massimo di 96mila euro. La detrazione sarà ripartita in 10 quote annuali dello stesso importo che, in poche parole, verranno scalate dalle tasse future.

Nel caso si tratti di un ascensore condominiale, sia le quote per l’installazione dell’impianto che l’importo detraibile sarebbero calcolati sulla ripartizione dei millesimi, esattamente come avviene per tutte le spese che riguardano le parti comuni della proprietà.

Ad oggi è possibile usufruire della detrazione per impianti installati entro il 31 dicembre 2020, ma non è da escludersi una proroga.

IVA agevolata per gli ascensori

L’installazione di un ascensore è una prestazione che gode dell’aliquota fiscale agevolata. In questo caso l’imposta sul valore aggiunto è calcolata al 4% anziché al 22%, come avviene invece con l’aliquota ordinaria.

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